LA STORIA di IERI


Il gruppo nacque a Messina ed emerse nel 1969 grazie alla vittoria al III trofeo Euro Davoli.

Il gruppo iniziale

I componenti iniziali erano William (voce) detto il "Baronetto", Pippo alle tastiere, Pino alla batteria, Ettore al basso e Gilberto alla chitarra. Purtroppo Gilberto mori' a soli 23 anni in un incidente stradale, proprio dopo un concerto, ad Orzinuovi in provincia di Brescia.
Ne segui' un periodo di notevole sbandamento, nel quale essi si chiesero se fosse il caso di smettere.
Poi arrivo' Mauro Culotta, di Genova, l'unico componente non messinese del complesso, che porto', oltre alla sua chitarra, nuova linfa ed entusiasmo. Il messaggio dei Gens non si fermo'.

Il primo grande successo successo discografico fu "IN FONDO AL VIALE". Sul retro del 45 giri "LAURA DEI GIORNI ANDATI", bellissimo brano di Roberto Vecchioni. che fu poi inserito anche nella colonna sonora del film "Plagio". Sempre nel 1969, con la stessa "In fondo al viale", parteciparono al Cantagiro.

Nel 1970, con "LA STAGIONE DI UN FIORE", e l'anno dopo, con "LO SCHIAFFO", parteciparono al Festival di Sanremo. Nell'anno successivo - era il 1972 - vinsero il Cantagiro con la celeberrima "PER CHI" (versione italiana di "I can't leave without you", un pezzo lanciato nel 1970 dai Badfingers, poi portato all'apice del successo l'anno successivo dall'indimenticato Harry Nilsson. Il brano sarebbe stato ripreso nel 1993 anche da Mariah Carey).
Nel 1973 parteciparono al Disco per l'Estate con "CARA AMICA MIA".

Solo nel 1974 il primo, unico Long Playing - "GENS" appunto - un disco dove si trovano brani, ad esempio "ATTRAVERSO I COLORI DI UN GIORNO" e "NEL GIARDINO DELLA MENTE", dalle straordinarie atmosfere, di grande liricita' e di profonda sensibilita', sia nei testi che nelle musiche. Pezzi che dimostrarono, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come i Gens sapessero raccontare le loro storie senza banalita' alcuna, guardando dentro se stessi ed insieme al mondo, rinunciando per sempre ed in modo deciso a facili treni commerciali in corsa sui quali invece molti altri gruppi del tempo finirono col salire.
Per questo, o anche per questo, quello che poteva essere il clou di una sfolgorante e longeva carriera fu in realta' il loro "canto del cigno".
Qualcosa forse si logoro'? Qualcuno penso' che valesse la pena sperimentare altre strade ancora piu' all'avanguardia? Un peso, questo e' certo, lo ebbe il non volere sottostare alle leggi di quel mercato, scelta che fecero, come dicevamo, numerosi gruppi. Molti, senza fare nomi, continuarono cantando incredibili amenita' ma che vendevano valanghe di dischi, ed allora continuavano cantando amenita' ancora meno credibili. L'intimismo con gli occhi rivolti al sociale, lo sguardo verso alcune realta' di emarginazione, il dare in un certo modo voce a chi non ne aveva, era prerogativa, allora, quasi esclusiva, di un ristretto numero di cantautori.
Gli altri si "normalizzavano" per sopravvivere, raccontando improbabili favole di "evasione" a lieto fine che la gente comincio' purtroppo, quasi costretta, a farsi piacere.
Il mondo della musica comincio' a capire solo piu' tardi che l'affrontare alcune tematiche, (o comunque farlo in un certo modo) ed il vendere dischi potevano coesistere, ed addirittura affrontarle divento' quasi una moda.
Lo "sbaglio" dei Gens fu forse quello di essere nati musicalmente troppo presto, di essere arrivati, e forse non compresi fino in fondo, laddove altri arrivarono solo in seguito.


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